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Vivere l'Italia - Percorsi culturali


L'arte e l'architettura in Sicilia
La Sicilia non è solo terra di miti, ricca di monumenti in stile greco, romano, arabo e normanno. Un'altra strada per conoscerla nel profondo esiste e passa attraverso le testimonianze della tradizione. La memoria dei mestieri di un tempo come quelli del salinaio, dei pescatori di tonni e del duro lavoro dei minatori nel profondo cuore dell'isola, rivela aspetti indispensabili per capire l'anima della Sicilia. Una terra che custodisce per ricordare sia gli strumenti di lavoro quotidiani legati a usi e costumi popolari, sia i pupi e le marionette, vere opere d'arte utilizzate nei secoli per cantare leggendarie gesta epiche.

Museo delle marionette di Palermo

L'Opera dei pupi in Sicilia ha due matrici: quella del racconto orale che i cantastorie facevano ogni giorno nelle piazze e quella gestuale, della danza con le spade, antica rappresentazione del combattimento tra bene e male, legata ai riti della fertilità nella cultura contadina. Si deve all'iniziativa di Antonio Pasqualino, autentico archeologo del mondo fantasioso di pupi, la creazione di uno straordinario museo che raccoglie una ricchissima collezione di marionette, di figure del teatro delle ombre orientali, di scenari e pannelli provenienti da tutto il mondo. Ubicato nella Kalsa, l'antico quartiere arabo, il museo in 800 metri quadri distribuiti su due piani raccoglie più di 3.500 esemplari di pupi e marionette a fili e bastone, burattini a guantone. L'edificio ospita anche la biblioteca con circa 3.000 volumi su marionette e tradizioni popolari, la videoteca con la registrazione di spettacoli teatrali di differenti paesi; propone inoltre spettacoli dal vivo, laboratori e mostre itineranti. Le prime sale sono dedicate ai pupi siciliani, di scuola palermitana e catanese; in particolare si ammirano i volti dai tratti delicati dei pupi del teatro di Gaspare Canino (XIX sec.). La seconda sezione è invece dedicata alla tradizione europea (come le inglesi Punch and Judy) ed extraeuropea con una vasta selezione d'esemplari orientali: burattini cinesi, marionette indiane, birmane, vietnamite, tailandesi e africane, presentate in una suggestiva penombra che evoca atmosfere esotiche lontane. Un vero e proprio giro del mondo attraverso le marionette e le storie che esse raccontano
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Musei etnografici di arti e tradizioni popolari
Il Museo di Arti e Tradizioni Popolari di Modica


A Modica, presso il Museo delle Arti e Tradizioni popolari, rivivono arti e mestieri del tempo passato, alcuni dei quali presentano ancora contatti con il presente. L'aspetto caratteristico del museo consiste nel fatto che gli oggetti sono disposti nel loro ambiente naturale, cioè inseriti nelle ricostruzioni fedeli di botteghe artigiane che testimoniano direttamente il loro utilizzo. Si possono ammirare, ad esempio, un esemplare del caratteristico carretto siciliano, antico mezzo di trasporto che cambia di dimensione ed eleganza in base alla importanza della famiglia d'appartenenza, le botteghe degli artigiani tipici della zona come il mielaio, l'ebanista, il sellaio, il fabbro-maniscalco, il calzolaio, lo stagnino che saldava pentole e brocche, il lavoratore della canna, il falegname, lo scalpellino che lavorava la pietra, il sarto, il riparatore di carretti, il barbiere ed il dolciere. Vera attrazione di questo Museo, che occupa il primo piano del settecentesco ex convento dei Frati Mercenari, è sicuramente la riproduzione della tipica masseria modicana, sede del nucleo familiare residente stabilmente in campagna e centro economico della vita rurale. Qui sono stati ricostruiti il cortile con la sua singolare pavimentazione e ambienti come la cucina, ricca di numerosi utensili utili per la preparazione e la conservazione del pane e dei formaggi locali, la stanza da letto e la stanza della tessitura.





Museo di Palazzolo Acreide


Tra i vicoli dell'antico quartiere dell'Orologio si trova la Casa Museo di Antonio Uccello. Frutto del lavoro appassionato dell'etnologo siciliano, conserva importanti testimonianze della vita materiale e del folclore ibleo e isolano. La casa, oggi diventata museo regionale, ha mantenuto intatti gli ambienti propri delle abitazioni padronali locali: al piano terra sono situati il frantoio, la stalla, il granaio e il magazzino; ad un piano più rialzato c'è l'abitazione vera e propria. Ogni ambiente presenta gli arredi, le suppellettili, gli attrezzi, i vestiti, gli oggetti di uso quotidiano ed ogni altra cosa appartenne a quel mondo del passato che questo straordinario monumento alla civiltà e alla memoria iblea ha saputo conservare. Dai mobili alle ceramiche, dagli attrezzi da lavoro fino agli elementi scenici del teatro dei pupi; differenti manufatti di epoche diverse suddivisi per funzione, forme e motivi del decoro, comunicano una continuità culturale millenaria, quella "lunga durata" che caratterizza la vita e la storia delle comunità di quest'angolo di Sicilia.


Museo di Buscemi


A pochi chilometri da Palazzolo, arroccato su un colle, Buscemi ospita un singolare e interessante museo, I Luoghi del Lavoro Contadino, le cui sale si trovano disseminate per tutto il centro. Si tratta in effetti di otto ambienti che ripercorrono il lavoro e la vita della gente degli Iblei. Si va dalle botteghe del fabbro, del calzolaio e del falegname, al palmento dove avveniva la pigiatura dell'uva, al frantoio dove Gabriele Lavia ha ambientato le scene del film "La lupa" con Monica Guerritore, Roul Bova e Michele Placido. La visita prosegue nella "casa ro massaru", tipica abitazione del piccolo possidente della zona, espressione del ceto medio del mondo contadino della Sicilia orientale. L'interno comprende quattro vani: l'ingresso, la cucina dove è conservato un focolare in pietra (la tannura), la stanza della tessitura (stanza ro tilaru) dove è possibile assistere al ciclo di lavorazione al telaio e la camera da letto con il grande letto matrimoniale e una particolarissima culla appesa al soffitto (la naca), gli abiti ed il corredo portato in dote dalla sposa.



La via del sale


Lungo la strada che da Trapani, passando per Paceco conduce a Marsala costeggiando la laguna dello Stagnone che accoglie Mozia, sono visibili montagne dal candore abbagliante che luccicano sotto il sole. Non si tratta di rocce innevate ma delle saline, una delle risorse storiche dell'economia siciliana molto preziosa già al tempo dei Fenici a cui si devono le prime tecnologie di produzione. Le circostanze climatiche favorevoli quali acque basse, temperatura elevata e vento che favorisce l'evaporazione, contribuiscono a creare lo scenario suggestivo ed irreale dalle saline, formando un'immensa scacchiera dalle colorazioni che dal verdastro tendono al rosa. Gli itinerari turistici per visitare le saline si snodano lungo gli argini dei bacini e, percorrendo le sponde delle vasche luccicanti per la cristallizzazione del sale, raggiungono gli isolotti su cui troneggiano mulini a vento restaurati, memoria del tempo in cui erano gli strumenti principali per pompare acqua e macinare il sale. Un panorama tutto da godere, preferibilmente al tramonto, quando tutto si tinge di rosso.Museo del sale.



Museo del sale di nubia


Percorrendo la strada costiera SP 21 in direzione di Marsala, la prima tappa della via del sale è Nubia, sede del WWF che gestisce la Riserva Naturale delle Saline di Trapani e Paceco., dove in una casa salaria vecchia di 300 anni è stato istituito un "Museo del Sale".
Qui sono illustrate le fasi della lavorazione del sale e conservati alcuni attrezzi utilizzati per l'estrazione e la raccolta: ingranaggi di mulini, pale, ruote dentate, spine, pignoni. I pannelli esplicativi alle pareti e le foto dei salinari al lavoro contribuiscono ad immergere il visitatore nel mondo delle saline e ad avvicinarlo ad un mestiere con i suoi tempi e i suoi riti che si tramandava da padre in figlio. Un'attività poco conosciuta alla base della quale c'era la passione ed un particolare rapporto con l'acqua di mare molto simile a quello vissuto dai pescatori.




Museo del sale Ettore e Infersa (Marsala)


Seguendo la strada principale SP 21 in direzione dello Stagnone si trovano le saline più spettacolari. Un'indicazione segnala quelle di "Ettore e Infersa". Si deve alla passione di questi due uomini, che hanno restaurato e rimesso in funzione un mulino vecchio di oltre cinquecento anni, un tempo strumento indispensabile per la macinazione del sale, se ancora oggi è possibile assaporare il fascino del lavoro di un tempo. Il mulino a stella o "olandese" è composto da un tronco conico, da una cupola e da sei pale di forma trapezoidale con lo scheletro in legno, cui vengono applicate le vele in tessuto che si muovono al vento. All'interno un complesso sistema di ruote dentate ed ingranaggi consente di orientare la cupola e le pale sfruttando l'energia eolica per macinare il sale o per convogliare l'acqua. In questo caso al mulino viene collegata la cosiddetta vite di Archimede. Le pale possono girare ad una velocità di 20 km/h e sviluppano una potenza di 120 cavalli; per azionare la macina posta nei locali al pianterreno sono necessari almeno 30/40 cavalli.



Fonte del Ciane


A pochi chilometri da Siracusa è possibile visitare l'itinerario naturalistico costituito dalla riserva del Ciane-Saline. E' gestita dal 1984 dalla Provincia ed è stata istituita per rivitalizzare e proteggere il papiro, pianta acquatica di origine egiziana, forse introdotta in zona già nel III sec. a.C., che cresce lungo le rive del fiume formando la più grande colonia in Europa. Questo ambiente fluviale rappresenta l'habitat ideale per la sopravvivenza di molte specie di uccelli stanziali e migratori: cavalieri d'Italia, gallinelle d'acqua e vari trampolieri di grosse dimensioni. Di grande suggestione è la fonte del fiume Ciane, scenario di miti e leggende, dove si forma un laghetto circolare caratterizzato dal colore verde-azzurro. Da "cyanos", termine greco riferito a questa particolare sfumatura, deriva il nome del corso d'acqua, circondato dai papiri simili a quelli presenti nel Nilo. Il fiume Ciane può essere risalito dalla foce con le barche a remi. Un percorso che incanta i turisti di oggi allo stesso modo dei viaggiatori del XVII sec. A piedi il percorso richiede al massimo due ore. In mezzo a folti canneti e papiri alti fino a quattro metri, l'itinerario ridiscende la prima parte del corso del fiume Ciane, a partire dalle sorgenti. Dopo avere lasciato le macchine all'ombra dei maestosi eucalipti, nei pressi del ponticello, si procede a piedi lungo le due sponde collegate in più punti da rustici ponticelli. Giunti alla foce si ammirano i resti delle saline ormai abbandonate





La tonnara di Favignana (Trapani)


Sotto i pinnacoli di tufo di Calarossa simili a guglie di castelli, si consumò la prima guerra punica. Ma l'isola di Favignana è divenuta importante per un altro motivo: la pesca del tonno, già praticata dai Fenici ma ritualizzata dagli Arabi nella maniera in cui è conosciuta oggi. Un cerimoniale fatto di canti propiziatori e di tempi ritmici scandito dalla voce del Rais, il capo della tonnara. Per la fortunata posizione l'isola è lambita da correnti marine dove i tonni trovano le condizioni ideali per riprodursi. Sin dai tempi più antichi un ingegnoso sistema di reti conduceva i branchi verso il luogo dove avveniva la mattanza. Nel secolo scorso per merito della famiglia Florio, proprietari dell'isola e dei diritti di pesca dal 1874, fu introdotto il sistema della conservazione sott'olio e creato un imponente complesso produttivo che fece della tonnara un'industria unica al mondo. L'attività della tonnara Florio è cessata negli anni'70 e gli austeri edifici della fabbrica in riva al mare sono diventati un autentico monumento di archeologia industriale che testimonia il periodo d'oro della pesca del tonno in questo lembo d'Africa della Sicilia



La tonnara di Scopello (Trapani)


Un lembo di terra alto e frastagliato che si affaccia sull'acqua di colore azzurro intenso situato a circa un'ora di macchina da Palermo. Qui nelle baie si nascondono solitarie strisce di sabbia e di ciottoli spesso raggiungibili solo via mare. In questo paradiso naturale si trova il borgo marinaro di Scopello, piccolo ma ricco di tradizioni. Un luogo che ha saputo conservarsi nel tempo: qualche casa, il baglio, una chiesa i faraglioni e la tonnara. Quest'ultima, una delle più antiche dell'isola ormai in disuso, è la testimonianza di un'attività un tempo fiorente. Evoca il fascino di un luogo abbandonato, sensazione aumentata anche per via del silenzio che la circonda, rotto solo dal rumore delle onde. Sono rimasti intatti gli edifici nella cui "camera della morte" veniva praticata la crudele mattanza, il magazzino dove veniva stivato il tonno e le ancore utilizzate per le reti, tutt'ora visibili.



La tonnara di Porto Palo di Capo Passero (SR)


Di proprietà del Cavaliere Pietro Bruno di Belmonte, la Tonnara di Portopalo di Capo Passero, estrema punta sud orientale della Sicilia in corrispondenza della quale le acque dello Ionio incontrano quelle del canale di Sicilia, era uno stabilimento produttivo fiorente nel corso del XX sec. e costituisce oggi uno splendido monumento di archeologia industriale. Sono visibili la balata, la loggia e lo stabilimento per la lavorazione del tonno, la grande fornace, i magazzini, la chiesa del XVII sec. Qui giungevano i tonni che, prima macellati e poi lavorati, hanno costituito nel corso dei secoli un'importantissima risorsa economica per tutta la popolazione del luogo. Quando la tonnara era ancora in attività, già ai primi di marzo iniziavano i lavori di manutenzione delle grandi imbarcazioni di quercia, lunghe quasi venti metri, che, custodite in grandi magazzini durante il periodo invernale, venivano tirate fuori per "l'impeciatura" delle chiglie.
Le pesanti reti venivano controllate e riparate. Le grandi ancore, piazzate opportunamente sul fondo, formavano una sorta di passaggio obbligatorio per condurre i tonni nella "camera della morte" agli ordini del capo rais. Alla fine della mattanza si tornava a riva per scaricare tutto il pescato: i tonni, trasportati con dei carrelli, venivano condotti in una grande sala per essere sventrati e puliti. Poi si passava alla bollitura nei forni, e infine, alla conservazione con olio d'oliva.



 


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